Risorse. La notte del 26 aprile 1986 esplode il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl - all'epoca in URSS - a seguito di un test di sicurezza: è il più grande disastro nucleare della storia. A trent'anni di distanza i terribili effetti di quel disastro sono ancora importanti e non completamente sotto controllo.
Ecco alcuni link a dei brevi reportage attuali:
- 1986-2016, CHERNOBYL ANNO ZERO (RaiNews.it)
- Perché Černobyl fa ancora paura (Internazionale.it)
Navigando in rete è possibile trovare in autonomia numerosi approfondimenti a carattere scientifico, come ad esempio il dossier Chernobyl's accident dell’IRSN francese.
In questo blog abbiamo già parlato di Chernobyl l'anno scorso qui e abbiamo, inoltre, dedicato un breve post al nucleare in Italia per uso civile qui, ricordando l’esito dell’ultimo referendum del 12 giugno 2011 «Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio di energia elettrica nucleare» (norme introdotte nel 2008 dal governo Berlusconi IV):
29 anni dopo il disastro della centrale nucleare. Il sito Focus.it dedica un lungo articolo - corredato di interessanti materiali multimediali - e numerosi approfondimenti all’attuale situazione del sito nucleare di Chernobyl dove 29 anni fa - il 26 aprile 1986 - si verificò uno dei più tragici disastri nucleari. Oltre alla ricostruzione dell’evento e a quello che è successo in questi decenni, c'è un approfondimento che riguarda la costruzione di un nuovo sarcofago che dovrà coprire il reattore esploso nel ’86 e “mettere in sicurezza” l’impianto per i prossimi cento anni, in attesa di nuove soluzioni.
Decommissioning. La storia del nucleare in Italia comincia negli anni Cinquanta quando la ricerca pubblica si propone di acquisire e diffondere conoscenze scientifiche sulle applicazioni pacifiche dell’energia nucleare, come si può legge sinteticamente nel sito dell’Enea. Molto suggestivo è il film-documentario sulla prima centrale nucleare italiana: “Latina: dall'uranio all'energia elettrica” (Archivio Nazionale Cinema d'Impresa). A seguito dell’incidente di Chernobyl (1986) e dei risultati dei tre referendum popolari del 1987 l’Italia abbandona la produzione di energia attraverso il nucleare e avvia la decommissioning delle centrali. Il più recente dibattito sulla reintroduzione dell'energia nucleare si è chiuso con il referendum abrogativo del 2011, che ha abrogato le normative per l'ambito nucleare da elettroproduzione. Le centrali elettronucleari in Italia sono quattro: la “Enrico Fermi” di Trino (VC), Caorso (PC), Latina, Garigliano (oltre un’altra chiusa in fase di costruzione in provincia di Viterbo). Oltre alle centrali ci sono i depositi delle scorie e i laboratori e centri di ricerca sul nucleare. L’attività di decommissioning delle centrali nucleari è gestita dalla società pubblica Sogin che si occupa anche del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi. Il combustibile esaurito è stato finora trasportato e “riprocessato” all’estero (resta ancora in loco una quota); mentre i rifiuti radioattivi sono stati messi in depositi temporanei, in attesa della realizzazione del Deposito nazionale, oggetto di dure contestazioni ambientaliste e di conflitti istituzionali-territoriali (video istituzionale). L’attività di decommissioning è minotarata attraverso l’Osservatorio Chiusura Ciclo Nucleare (CCN). Intanto la Sogin ha organizzato un “Open Gate" Il 16 e 17 maggio: le centrali nucleari in decommissiong aprono le porte ai cittadini! Nel comunicato stampo ha attirato la mia attenzione questo passaggio:
«L’iniziativa prevede due differenti percorsi di visita per le centrali di Caorso, Garigliano e Trino: "zona controllata" e "zona non controllata". Per la centrale di Latina è programmato un unico percorso, "zona non controllata". La "zona controllata" all'interno di un impianto nucleare è un ambiente di lavoro delimitato il cui accesso, per motivi di protezione dalle radiazioni ionizzanti, è segnalato e regolamentato da specifiche procedure ed è vietato ai minori, a differenza della zona non controllata alla quale possono accedere anche i bambini da sei anni in su.»