martedì 31 marzo 2015

Pierre Bourdieu: la lezione

Lezione. Di seguito riporto la presentazione utilizzata nelle lezioni dedicate alla presentazione e discussione della sociologia di Pierre Bourdieu. Il percorso che abbiamo affrontato ha puntato, in primo luogo, a collocare l’autore nello sviluppo delle scienze sociali francesi, cogliendo gli elementi di discontinuità con la tradizione strutturalista. Abbiamo poi ricostruito i principali caratteri dell’approccio teorico di Bourdieu: la prospettiva relazionale, il superamento della dicotomia tra oggettismo-soggettivismo, il discorso metodologico sul superamento tra soggetto/oggetto nella ricerca sociale. Il passo successivo è stato quello di definire la teoria della pratica, focalizzando l’attenzione sui concetti-chiave di habitus, doxa, campo, capitale e sul loro modo di funzionare in una prospettiva “relazione” di strutturalismo costruttivista o genetico. Abbiamo poi rivolto l’attenzione ad alcuni risultati della vasta attività di ricerca coordinata da Bourdieu, considerando in particolare gli studi sulla violenza simbolica, la critica sociale del gusto estetico, la critica dell’istruzione e della riproduzione sociale, lo stato e la critica al capitalismo neoliberale. Un lungo percorso che ha dato sostanza all’idea socialmente impegnata di una “sociologica come sport da combattimento”.

mercoledì 25 marzo 2015

Le basi biologiche del comportamento

Sociobiologia. Una tappa rilevante del dibattito sociologico contemporaneo, la sociobiologia riprende l’ambizione originaria della disciplina di unificare in un paradigma unitario le scienze sociali e quelle della vita: su tutti Spencer e Comte. D’altra parte, riflettere su questo approccio ci consente di evidenziare che l’attore sociale ha un corpo in senso biologico ed è immerso in un ambiente naturale e che entrambi - il corpo e l’ambiente - hanno una logica di funzionamento non riducibile alla cultura e alle istituzioni sociali. Il problema di ricerca è, quindi, quello di comprendere quali condizionamenti impongono le logiche di funzionamento del mondo naturale a quello socio-culturale, senza cadere in determinismi biologici, come nel caso del riduzionismo genetico del comportamento sociale. In questo forse gli studi di Edward Wilson o di Richard Dawkins non sono completamente sufficienti, ma ci consentono di vedere le questioni - ampiamente problematiche - che riguardano i condizionamenti naturali sul comportamento sociale che nel lungo periodo determinano l’evoluzione delle società; lo stesso vale anche per gli sviluppi più recenti nel campo culturale, con la “memetica” su cui ha avuto una forte influenza il lavoro di Susan Blackmore dal titolo The Meme Machine (Oxford University Press, 1999).

martedì 24 marzo 2015

La nuova sintesi

Sociobiologia. Nel 1975 il biologo statunitense Edward Osborne Wilson pubblica il volume Sociobiology: The New Synthesis (Harvard University Press) che dopo qualche anno viene tradotto in italiano e pubblicato nel 1983 da Zanichelli con il titolo Sociobiologia: la nuova sintesi. Sulla base delle idee originarie di Charles Darwin, ma profondamente rinnovate alla luce delle scoperte scientifiche e delle suggestioni culturali offerte dalla genetica, nasce la sociobiologia che Wilson intende come «studio sistematico delle basi biologiche di tutte le forme di comportamento sociale […] in tutte le specie di organismo, compreso l’uomo». Si tratta di una nuova sfida all'impostazione sociologica consolidata che assume come suo presupposto l’irriducibilità della vita sociale alle basi biologiche dell’uomo.
Riportiamo sotto un'anteprima del volume di Wilson, ripubblicato in occasione del 25° anniversario della sua prima edizione.


sabato 21 marzo 2015

Habermas: nella spirale dei pensieri

Intervista. Riprendiamo un’intervista di Markus Schwering a Jürgen Habermas su Internet e sfera pubblica, pubblicata in italiano da Reset.it nell’estate scorsa.

Reset-DoC propone ai propri lettori una intervista con Jürgen Habermas, pubblicata in giugno sulla “Frankfurter Rundschau” in occasione dell’85mo compleanno del filosofo. La traduzione in italiano è di Leonardo Ceppa.

M.S. Signor Habermas, la prossima settimana lei compirà 85 anni. Che cosa significa per lei – alla sua età – “vivere il presente”? Quale filo la collega al mondo dei suoi figli e nipoti?

J.H. Sta pensando a una qualche “passione per il presente”? Sì, seguo sempre con passione gli sviluppi della politica. D’altro canto, veder schiacciare sul passato della storia la propria generazione fa un po’ l’effetto di uno “scuoiamento”. Ieri ho ricevuto la prima copia di una mia biografia[1] scritta da Stefan Müller-Doohm. Anche se la persona dell’autore, di cui ho la massima stima, non me ne darebbe motivo, io ho paura ad affrontare questo libro. Quanto ai miei figli, che sono già grandi, ho l’impressione che condividano tutto sommato le idee politiche e intellettuali dei loro genitori. Solo i miei nipoti sembrano già vivere già in un’altra epoca…

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giovedì 19 marzo 2015

La teoria dell’agire comunicativo

Breve lezione. Un giovane Gianni Vattimo, ordinario di filosofia teoretica all’Università di Torino, spiega sinteticamente il nocciolo della teoria dell’agire comunicativo di Habermas all’interno di un corso dedicato all’ermeneutica realizzato per RAI DUE.



mercoledì 18 marzo 2015

Verbalizzare il sacro

Invito alla lettura. L’editore Laterza ha appena pubblicato in italiano un nuovo libro che raccoglie dei scritti di Jürgen Habermas dedicati alla religione: Verbalizzare il sacro. Sul lascito religioso della filosofia. Si tratta di una raccolta di una serie di saggi focalizzati sul tema del sacro e quello della religione, tematiche di significativa rilevanza sociale, come dimostrano i drammatici fatti di cronaca.
Il volume viene presentato con questo testo:
Gli ultimi decenni hanno visto sorgere un tema completamente nuovo: le società europee già ampiamente secolarizzate si sono trovate di fronte alla rinnovata vitalità di movimenti e fondamentalismi di natura religiosa. Per la filosofia ciò comporta una sfida doppia. Come teoria politica normativa, la filosofia deve rivedere quell’idea di stato secolarizzato che voleva espellere dalla sfera pubblica politica le comunità religiose, confinandole nel privato. Come ‘custode della razionalità’, non può non chiedersi cosa significhi il fatto che nel cuore delle società moderne rifioriscano – quali produttive figure dello spirito – confessioni e dottrine religiose già radicate in arcaiche pratiche di culto. La sorprendente contemporaneità della religione sfida la cultura laica: fin dall’illuminismo la filosofia si era schierata dalla parte delle scienze, e aveva finito o per trattare la religione come un oggetto oscuro e bisognoso di spiegazione o per ‘razionalizzarla’. Dobbiamo allora chiederci: come deve comportarsi una filosofia che si vede venire incontro la religione non più come una figura del passato, ma come una – sempre opaca, ma per il momento di nuovo attuale – figura del presente?

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domenica 15 marzo 2015

Storia dell’IRI

Convegno. Gli eventi recenti mettono in rilievo i problemi dell’intervento pubblico nell’economia italiana. Risulta a questo proposito di notevole interesse l’esperienza storica dell’IRI, sulla quale è ora stata completata l’opera edita da Laterza. La “Storia dell’IRI” si compone di sei volumi:

1. Dalle origini al dopoguerra (a cura di Valerio Castronovo)
2. Il miracolo economico e il ruolo dell’IRI (a cura di Franco Amatori)
3.  I difficili anni Settanta e i tentativi di rilancio negli anni Ottanta (a cura di Francesco Silva)
4. Crisi e privatizzazione (a cura di Roberto Artoni)
5. Un gruppo singolare. Settori, bilanci e presenza nell’economia italiana (a cura di Franco Russolillo)
6. L’IRI nell’economia italiana (di Pierluigi Ciocca)

Gli Editori Laterza propongono una discussione generale sull’opera, con un Convegno che si svolgerà a Roma, il 18 marzo all’Auditorium Via Veneto Fintecna (via Vittorio Veneto 89) dalle ore 9.30 alle 19.15. A questo, seguirà un successivo Convegno promosso dalla Banca d’Italia con il patrocinio dell’Accademia dei Lincei - 23 marzo dalle ore 9 alle ore 13, Palazzo Corsini, via della Longara 10, Roma - che, partendo dall’esperienza storica dell’IRI, affronterà i problemi dell’industria italiana oggi.

Al Convegno del 18 marzo, è previsto un mio intervento sul caso “Alfa Romeo” a partire dal saggio L’Alfa Romeo e l’industria automobilistica italiana scritto insieme al prof. Francesco Zirpoli e pubblicato nel volume 5 dell’opera.

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martedì 10 marzo 2015

Critica del consumismo

La “sociologia critica nordamericana”, che abbiamo trattato nell’ultima lezione, ha evidenziato il ruolo cruciale assunto dal consumo nella società statunitense già nei primi decenni del Novecento. Le ricerche su Middletown dei coniugi Robert e Helen Lynd concludevano che gli americani, sottoposti alle manipolazioni dei mass media, trovavano nel consumo la via d’uscita dalle nevrosi prodotte dalle contraddizioni della cultura nazionale. David Riesman, nel volume La folla solitaria, descriveva l’ascesa della società di massa come civiltà dei consumi in cui l’«eterodirezione» si esprimeva soprattutto nei modi conformisti di consumare. Lo stesso Charles Wright Mills, nel libro Colletti bianchi, evidenzia che il ceto medio-impiegatizio cerca attraverso il consumo illusori fattori di prestigio sociale, in una condizione di alienazione generata dall’industrializzazione del tempo libero. Si tratta di diversi elementi che anticipano una critica sistematica del consumismo che verrà qualche decennio più tardi. Un dibattito, tuttavia, che arriva fino al nostro quotidiano e che alimenta ancora una ricerca di forme alternative di consumo, come si vede ad esempio nel video qui sotto dello psicologo Tim Kasser.