venerdì 21 maggio 2021

Beck e la questione ecologica

Lettura. In uno dei suoi volumi, L’era dell’e (Asterios, Trieste, 2001), Ulrich Beck si sofferma sul tema dell’indeterminatezza come tratto tipico del mondo contemporaneo. Riprendendo l’intuizione di Vasilij Kandinskij, Beck evidenzia che la parola che contraddistingue il XX secolo rispetto al precedente è la «e», infatti, «mentre nel diciannovesimo secolo imperava il dualismo aut-aut, ovvero la tendenza alla suddivisione e alla specializzazione, lo sforzo di inquadrare il mondo entro criteri univoci e costanti, il ventesimo sembra caratterizzato dall’e, cioè si afferma la propensione alla coesistenza, alla molteplicità, all’incertezza, emergono gli interrogativi sui nessi, sui legami, si sperimenta lo scambio, l’inclusione del terzo, la sintesi, l’ambivalenza». Parafrasando ancora le parole di Beck: l’e non segna la creazione di un paradiso sulla terra, ma diventa probabile foriero di nuovi rischi ed incertezza. Il mondo dell’aut-aut, tuttavia, nel quale pensiamo, agiamo e viviamo sta diventando fittizio, pertanto in un modo o nell’altro prendono vita discussioni ed esperimenti in una dimensione che va oltre l’aut-aut e si inizia a “reinventare la politica”. Da qui si sviluppa un percorso di ricerca sulla società del rischio, sulla modernizzazione riflessiva, le contromodernità e le forme di reinvezione della politica che dialogano, tra l’altro, anche con le elaborazioni teoriche di Giddens e di Bauman.
Uno spazio iniziale dell’opera è dedicato al tema dell’ecologia - molto presente in tutto il programma di ricerca di Beck - nell’ampio estratto messo a disposizione nelle sue pagine web dall’Editore Asterios, si può leggere integralmente il primo capitolo, dal titolo «L’ecologia come fonte di eterna giovinezza morale – Dialogo introduttivo» che contiene la rielaborazione di un’intervista condotta dal giornalista René Althammer.

giovedì 20 maggio 2021

I coniugi Beck

Elisabeth. Il lavoro di Ulrich Beck è intrecciato con quello della moglie Elisabeth Beck-Gernsheim. Una condivisione profonda di un comune programma di ricerca che in alcuni campi di ricerca ha visto i due sociologi come co-autori di importanti libri diffusi su scala internazionale. Il lavoro probabilmente più noto è quello che ha riguardato il tema della individualizzazione che trova una compiuta elaborazione nel libro Individualization: Institutionalized Individualism and Its Social and Political Consequences (Sage, 2001). Più conosciuti in Italia sono i libri che i due hanno scritto sulle trasformazioni della vita intima, dell’amore e delle scelte in tema di famiglia, anche grazie alle traduzioni di alcuni libri, quali Il normale caos dell'amore (Bollati Boringhieri, 1996), L'amore a distanza: Il caos globale degli affetti (Laterza, 2012) e Quanta lontananza sopporta l'amore? (Laterza, 2015). Insieme, i coniugi Beck, hanno costruito una prospettiva di ricerca tra le più dibattute nella sociologia contemporanea.

mercoledì 19 maggio 2021

Beck sulla modernizzazione riflessiva

Lettura. Il tema della modernità rappresenta uno dei cardini del corso di «Sociologia II». Come già nella sociologia classica, infatti, molti degli autori del pensiero sociologico contemporaneo si sono confrontati con il dibattito sulla modernità: la natura, i caratteri, le fasi della modernità e le diverse interpretazioni sul suo superamento. In questa letteratura - che abbiamo già imparato a riconoscere a questo punto del corso - si colloca l’elaborazione sulla «modernità riflessiva» che coinvolge anche Ulrich Beck. Su questo tema è utile consultare il volume Modernizzazione riflessiva. Politica, tradizione ed estetica nell’ordine sociale della modernità (Asterios, Trieste, 1999) di Ulrich Beck, Anthony Giddens e Scott Lash che l’Editore mette a disposizione nelle pagine web per le prime cento pagine, consentendo così di leggere integralmente il primo contributo di Beck «L’epoca delle conseguenze secondarie e la politicizzazione della modernità». Il volume merita di essere consultato integralmente per avere un’idea completa del confronto tra tre dei più rilevanti autori per la teoria sociale contemporanea.

martedì 18 maggio 2021

La società del rischio

Una teoria situata. Il pensiero del sociologo tedesco Ulrich Beck (1944-2015) ha attirato l'attenzione del dibattito sociologico internazionale dopo la pubblicazione del volume Risikogesellschaft (Suhrkamp, 1986), tradotto in italiano nel 2000 da Carocci editore con il titolo "La società del rischio". L'autore si soffermava sull'emergere di nuovi rischi derivanti dall’impiego della scienza e della tecnica per controllare l’ambiente, come effetti negativi inattesi e imprevedibili. I nuovi rischi sono collegati all'incapacità dell’uomo di controllare gli effetti dei suoi interventi sull’ambiente che non sono prevedibili con le informazioni e le esperienze disponibili. Tali rischi attraversano i confini nazionali e la stratificazione socio-economica, assumendo un carattere globale e totale. In questa prospettiva di analisi Beck riflette sui cambiamenti della natura dei conflitti sociali, elabora una critica dell'ideologia tecnocratica, del ruolo della scienza e degli esperti e affronta in chiave originale il tema dell'individualizzazione. Proponiamo sotto la lettura dell'anteprima della versione inglese del libro: Risk Society: Towards a New Modernity (1992).

lunedì 17 maggio 2021

In memoria di un intellettuale vero

Materiali. Riprendo un post scritto nel 2015, quando, il primo gennaio, moriva Ulrich Beck. Il sociologo tedesco ha segnato il dibattito internazionale da fine anni Ottanta in avanti con le sue tesi già da tempo entrate a far parte dei classici della teoria sociale contemporanea: società globale del rischio, globalizzazione e cosmopolitismo, seconda modernità e modernità riflessiva, tanto per richiamare i suoi più noti campi di ricerca. Un autore che ha scritto molto e che ha avuto un ruolo pubblico di rilievo, soprattutto nel tentativo di ridefinire i rapporti con lo sviluppo tecnico-scientifico e nell’interpretazione dei processi di globalizzazione, dando un contributo decisivo all’avanzamento della sociologia sul terreno della definizione della modernità. Al momento della sua scomparsa è stato ricordato in tutto il mondo, anche fuori dall’accademia. Tra le tante cose pubblicate in Italia, merita una lettura più attenta l’ampio dossier pubblicato da Reset composto da interessanti scritti di e su Beck.

venerdì 14 maggio 2021

Desiderio di emozioni e paura del legame

Le relazioni intime. Zygmunt Bauman ha dedicato nell'ultimo decennio una serie di libri anche all'analisi delle trasformazioni delle relazioni d'amore, dei rapporti di coppia e del significato del sesso nella modernità liquida. Le sue tesi - come spesso accade per i lavori di Bauman - hanno attirato l'attenzione dell'opinione pubblica e dei media. Tra i diversi articoli e interviste pubblicate sui quotidiani italiani, suggerisco di leggere l'intervista realizzata da Raffaella De Santis per il quotidiano La Repubblica dal titolo "Parlami d'amore" (20 novembre 2012) che si sofferma in particolare sulle tesi esposte nel libro Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi (Laterza). Inoltre, sulle tesi di Bauman relative alle trasformazioni delle relazioni tra amore, erotismo e sesso, è stato pubblicato di recente un suo libricino dal titolo Gli usi postmoderni del sesso (il Mulino). Una recensione di questo testo è stata scritta per Il Sole 24 Ore da Fabrizio Buratto, con il titolo "Le conseguenze del sesso postmoderno, secondo Bauman" (28 marzo 2013).

Breve video-intervista in YouTube: Come cambia l'amore ai tempi di Facebook (2013).

giovedì 13 maggio 2021

Le vespe di Panama

Una lezione. Alla Fiera del libro di Torino, nel maggio del 2007, Zygmunt Bauman viene invitato a tenere una lezione-conferenza; lì presenta con il suo stile un ragionamento che rimette in discussione il rapporto tra stati-nazione e appartenenze, la mobilità umana e l’integrazione sociale, i valori della fratellanza e la produzione della società multiculturale, in una originale prospettiva di ripensamento critico della dicotomia centro-periferia nella globalizzazione. La conferenza diventa un piccolo, ma intenso, libro dal titolo Le vespe di Panama. Una riflessione su centro e periferia (Laterza, 2007). Nel presentare il testo della conferenza, l’editore scrive: «Le ultime osservazioni scientifiche sul comportamento delle vespe, “insetti sociali” per eccellenza, diventano nella Lezione di Zygmunt Bauman un apologo perfetto per dare un senso allo stato attuale della nostra coabitazione planetaria di esseri umani».

Scarica il libro:
Bauman Z., Le vespe di Panama. Laterza, Bari-Roma, 2007

Scarica l’audio della conferenza:
Podcast Laterza, Lezioni d'Autore, 2007

mercoledì 12 maggio 2021

Bauman e la modernità liquida

Intervista. Qualche anno fa, nel 2015, la trasmissione televisiva Eco della storia: «Bauman e la modernità liquida» di RAI Storia ha trasmesso una puntata interamente dedicata al pensiero di Bauman che risulta interessante da rivedere. Riporto sotto il testo che presenta la puntata e il link al video.
«Ignoranza, impotenza, frustrazione sono le condizioni dell’uomo contemporaneo. In una stagione ricca di cambiamenti come quella che sta vivendo attualmente il nostro Paese, diviso tra un progresso tecnologico che avanza e la perdita dei valori e delle sicurezze che caratterizzavano la società di un tempo, la paura rischia di essere una compagna permanente. Dallo slogan di Herbert Marcuse “l’uomo a una sola dimensione” siamo arrivati alla “modernità liquida” teorizzata da Bauman che, nonostante la nascita di nuove reti e connessioni si è fatta inafferrabile e difficilmente definibile. Anche il progresso tecnologico si è sviluppato sempre più velocemente lasciando indietro lo sviluppo delle coscienze, dei rapporti umani e uno dei primi effetti di questa nuova società è la paura della solitudine, il bisogno di non sentirsi soli. Gianni Riotta in studio con Zygmunt Bauman, uno dei più influenti pensatori al mondo e padre del concetto di “società liquida”, e Sergio Fabbrini, esperto in Scienze politiche e relazioni internazionali, direttore dell’Università Luiss di Roma.»
Guarda il video qui

martedì 11 maggio 2021

Good bye Mr. Bauman

A 91 anni è morto Zygmunt Bauman (Poznań, 19 novembre 1925 – Leeds, 9 gennaio 2017), uno dei principali autori in programma nel corso di «Sociologia II». Proponiamo il testo di Federico Chicchi - professore di Sociologia dei processi economici e del lavoro all’Università degli Studi di Bologna - «Good bye Mr. Bauman», pubblicato il 10 Gennaio 2017 in commonware.org.

* * *

Difficile davvero scrivere qualcosa di originale sul sociologo polacco appena scomparso. Tutti i media sembrano presi dalla smania di dirne qualcosa, di celebrarne la sorprendente capacità intuitiva, l’umanità, il coraggio di continuare a portare i panni della trincea intellettuale fino all’ultimo dei suoi giorni. Forse sarebbe meglio lasciarlo scorrere questo fiume in piena e provare a imbastire più tardi un ragionamento a freddo, o meglio ancora, organizzare un campo plurale di riflessioni sulle sue numerose e molto variegate opere. Ma l’urgenza che determina un lutto deve essere ospitata, non può essere evasa e rimossa in un cassetto di carte. Il modo migliore per iniziare ad elaborare un lutto è però quello di non truccarlo con inutili e barocche nostalgie.

lunedì 10 maggio 2021

Giddens e la «terza via»

Letture. Nel 1998 Anthony Giddens pubblica The Third Way: The Renewal of Social Democracy (Policy Press; trad. it. La terza via, Milano, Il Saggiatore, 1999) che sviluppava l’analisi inaugurata con il libro precedente Beyond Left and Right: The Future of Radical Politics (Policy Press, 1994; trad. it. Oltre la destra e la sinistra, Bologna, Il Mulino, 1997). Si tratta di libri importanti per l’influenza che eserciteranno sull’orientamento politico dei partiti social-democratici occidentali a cavallo del nuovo secolo, cominciando dall’esperienza del governo laburista inglese di Tony Blair con il quale Giddens lavorerà direttamente, arrivando anche all’Italia. In questi testi si ritrovano argomenti che contribuiranno a delineare le possibili vie di trasformazione in un contesto politico internazionale segnato da eventi epocali, quali il dissolvimento dell’URSS e l’accelerazione dell’unificazione europea, mentre avanza la globalizzazione neoliberista. Esperimento ormai tramontato e di limitata attualità, la «terza via» però torna periodicamente nel dibattito pubblico come si può leggere anche da questa breve intervista di non tanti anni fa: «Anthony Giddens: "La Terza via è morta travolta da tecnologia e globalizzazione"» di Enrico Franceschini per La Repubblica del 3 aprile 2015.

Per approfondire leggi anche nel blog TempoFertile la recensione critica a Oltre la destra e la sinistra e quella al libro successivo La terza via, pubblicate nel 2016 e quindi a distanza di oltre vent’anni dalla loro prima pubblicazione e in un contesto storico più vicino a quello attuale.

sabato 8 maggio 2021

Breve bibliografia sulla sociologia di Giddens

Per approfondire. La produzione sociologica di Anthony Giddens è ampia e articolata; per questo motivo può essere utile avvicinarsi alle sue opere dopo aver studiato un libro introduttivo che seleziona, organizza e illustra gli esiti della ricerca sociale di Giddens. Diverse sono le opere di questo tipo. Limitandosi alle pubblicazioni in italiano posso segnalare ad esempio il lavoro di Riccardo Cruzzolin, Modernità e riflessività: un'analisi del pensiero di Anthony Giddens (FrancoAngeli, Milano, 2004), oppure il saggio di taglio critico di Mauro Di Meglio, Teoria sociale e modernità: il progetto incompiuto di Anthony Giddens (FrancoAngeli, Milano, 2002); tuttavia, particolarmente agevole e accessibile mi pare il lavoro del francese Jean Nizet, tradotto in italiano da Egea-UBE (Milano, 2009) La sociologia di Giddens. Di questo libro si può leggere in rete la breve introduzione.

venerdì 7 maggio 2021

Anthony Giddens e i classici

Capitalismo e teoria sociale. Gli studiosi dell'opera di Anthony Giddens presentano lo sviluppo del suo lavoro attraverso tre periodi. Il primo di questi corrisponde all'inizio della sua attività di ricerca ed è dedicato all'interpretazione dei sociologi classici con particolare attenzione al lavoro di Weber, Marx e Durkheim. Tale ricerca parte dalla insoddisfazione verso le posizioni teoriche di Talcott Parsons espresse in La struttura dell'azione sociale (1937) che rappresentava la più influente storia del pensiero sociologico. Giddens contesta a Parsons l'idea che nei classici vi fosse un così ampio interesse per il problema dell'ordine sociale nella forma astratta e generale che aveva assunto nel suo pensiero. La sua tesi era invece che Weber, Marx e lo stesso Durkheim fossero interessati alle caratteristiche storiche delle società del proprio tempo. I principali risultati di questa ricerca si possono leggere nel libro Capitalismo e teoria sociale (1971) di cui si riporta sotto un'anteprima consultabile. Sulla sociologia di Emile Durkheim si rimanda anche al saggio di Giddens Durkheim tradotto in italiano da Il Mulino nel 1998.

giovedì 6 maggio 2021

Bourdieu e la fotografia

Approfondimenti. La fotografia rientra tra primi oggetti di interesse di Pierre Bourdieu. Le sue riflessioni raccolte in diversi contributi, trova una momento di sintesi nel 1965, con la curatela del volume a più mani Un art moyen. Essai sur les usages sociaux de la photographie (con saggi di Pierre Bourdieu, Robert Castel, Luc Boltanski, Jean-Claude Chamboredon), tradotto in italiano già nel 1972 con il titolo La fotografia. Usi e funzioni sociali di un'arte media (editore Guaraldi, seconda edizione del 2004) e di recente – nel 2018 – riproposto con il titolo Un’arte media. Saggio sugli usi sociali della fotografiadall’editore Meltemi con la presentazione di Milly Buonanno (al link è possibile consultare una rassegna stampa a cura dell’Editore). La prima parte del volume contiene i contributi di Bourdieu che costituiscono gli elementi cruciali della sua prospettiva sulla fotografia, depurati dai condizionamenti del contesto sociale francese degli anni Sessanta. Nell’introduzione, in particolare, si legge:

«Considerato che, a differenza delle attività artistiche pienamente consacrate, come la pittura o la musica, la pratica della fotografia è ritenuta accessibile a tutti, dal punto di vista tecnico come da quello economico, e chi vi si dedica non si sente affatto legato a un sistema di norme esplicite e codificate che definiscano la pratica legittima nel suo oggetto, le sue occasioni e la sua modalità, l’analisi del significato soggettivo o oggettivo che i soggetti conferiscono alla fotografia, come pratica o come opera culturale, appare un mezzo privilegiato per cogliere nella loro espressione più autentica le estetiche (e le etiche) proprie ai differenti gruppi o classi e in particolare “l’estetica popolare” che vi si può eccezionalmente manifestare. In effetti, quando tutto farebbe credere che questa attività senza tradizioni e senza esigenze sia abbandonata all’anarchia dell’improvvisazione individuale, risulta invece che niente è più regolato e convenzionale della pratica della fotografia e delle fotografie d’amatore: le occasioni di fotografare, come pure gli oggetti, i luoghi e i personaggi fotografati o la composizione stessa delle immagini, tutto sembra obbedire a norme implicite che s’impongono senza eccezione e che gli amatori accorti o gli esteti riconoscono come tali, ma solo per denunciarle come difetti di gusto o imperizia tecnica.»

«Oltre agli interessi particolari di ogni classe, anche i rapporti oggettivi, oscuramente avvertiti, fra la classe come tale e le altre classi trovano indirettamente espressione attraverso gli atteggiamenti degli individui nei confronti della fotografia. Allo stesso modo che il contadino, respingendo la pratica della fotografia, esprime il suo rapporto con il sistema di vita urbano, rapporto entro e attraverso il quale egli sperimenta la particolarità della sua condizione, così il significato che i piccolo-borghesi conferiscono alla pratica della fotografia traduce o tradisce la relazione delle classi medie con la cultura, cioè con le classi superiori detentrici del privilegio delle pratiche culturali ritenute più nobili, e con le classi popolari da cui a tutti i costi cercano di distinguersi, manifestando nelle pratiche che sono loro accessibili la maggiore buona volontà culturale. Per questa ragione i membri dei fotoclub credono di nobilitarsi culturalmente tentando di nobilitare la fotografia, surrogato a loro misura e a loro portata delle arti nobili, e insieme di ritrovare nella disciplina del gruppo quel corpo di regole tecniche ed estetiche di cui si sono privati respingendo come volgari quelle che reggono la pratica popolare. Il rapporto esistente fra gli individui e la pratica della fotografia è per sua natura mediato, poiché comporta sempre il riferimento al rapporto che i membri delle altre classi intrattengono con la fotografia, e da lì a tutta la struttura dei rapporti fra le classi.»

Una lettura in italiano complementare è certamente il volume In Algeria. Immagini dello sradicamento, a cura di Franz Schultheis, Christine Frisinghelli e Andrea Rapini (Carocci, 2012; al link è possibile consultare una rassegna stampa a cura dell’Editore) che contiene fotografie scattate in Algeria durante la guerra di indipendenza (1954-1962); qui il giovane Pierre Bourdieu sperimenta un caleidoscopio di strumenti di inchiesta e realizza centinaia di foto che oggi, in questo libro, sono accoppiate a lunghi estratti degli scritti di argomento algerino.

mercoledì 5 maggio 2021

Bourdieu e la cultura italiana

Un approfondimento. Si può scaricare gratuitamente dalla rete l'articolo: "L'intellettuale in campo. Bourdieu e la cultura italiana" di Marco Santoro (Università di Bologna). Si tratta di un breve saggio pubblicato nella rivista Il Mulino n.1 del 2003 - un anno dopo la morte del sociologo francese - che riflette sul modo in cui il pensiero di Pierre Bourdieu è stato recepito nel dibattito italiano e in particolare sul rapporto tra lavoro intellettuale e politica, con riferimento alla ricerca sociale. Santoro osserva all'inizio della sua analisi che:
«in Italia Bourdieu ha continuato ad essere letto (poco) e giudicato (troppo spesso) assai meno come un importante sociologo, riferimento imprescindibile delle scienze sociali contemporanee, e molto più come un critico culturale e sociale dissacrante ma anche politicizzato, ideologicamente»
L'analisi di Santoro si sofferma sull'approccio della "sociologia éngagé" e sulla relativa visione del lavoro intellettuale e della figura stessa dell'intellettuale, cercando di comprendere quali condizioni hanno limitato la diffusione dell'approccio bourdieusiano in Italia.
Buona lettura!

martedì 4 maggio 2021

Il dominio maschile

Uomini e donne. Pierre Bourdieu nel libro "La Domination masculine" (Éditions du Seuil, 1998) sviluppa un'analisi sociologica dei rapporti sociali tra i sessi che cerca di comprendere le cause del permanente dominio degli uomini sulle donne. Dalla quarta di copertina dell'edizione italiana (Feltrinelli, riedizione 2014):
«L'ordine delle cose non è un ordine naturale contro il quale non si possa far nulla. E piuttosto una costruzione mentale, una visione del mondo con la quale l'uomo appaga la sua sete di dominio. Una visione talmente esclusiva che le stesse donne, che ne sono le vittime, l'hanno integrata nel proprio modo di pensare e nell'accettazione inconscia di inferiorità. Solo l'antropologo può restituire al principio che fonda la differenza tra maschile e femminile il suo carattere arbitrario, contingente, ma anche, contemporaneamente, la sua necessità sociologica. Bourdieu prende spunto dalle strutture androcentriche dei cabili in Algeria per dimostrare la continuità della visione fallocratica del mondo nell'inconscio di uomini e donne. Anche nelle donne che, secondo il sociologo francese, partecipano passivamente al dominio maschile. Ne risulta una denuncia, tanto più efficace politicamente in quanto scientificamente fondata, dei molti paradossi che il rapporto tra i generi finisce per alimentare, oltre a un invito a riconsiderare, accanto all'unità domestica, l'azione di quelle istanze superiori - la chiesa, la scuola, lo stato responsabili in ultima analisi del dominio maschile».
Per sapere di più: Margherita Ganeri, Pierre Bourdieu, Il dominio maschile, 1998 (allegoriaonline.it).

lunedì 3 maggio 2021

Introduzione alla sociologia: dialogo tra Pierre Bourdieu e Jean-Claude Passeron

Trasmissione Tv. Nel 1966 Pierre Bourdieu e Jean-Claude Passeron realizzano un video per la Tv, articolato in due puntate, focalizzato sulla presentazione della sociologia come disciplina scientifica. Non è disponibile una traduzione in italiano, ma è consultabile in rete il testo integrale prodotto dal dialogo e rivisto dai due autori francesi, con l’aggiunta di un indice: Introduction a la sociologie (pdf). La trasmissione è realizzata da Daniel Martin, l’autore è Dina Dreyfus, mentre la produzione è dell’IPN. La prima puntata della trasmissione è intitolata «Sociologia e sociologia spontanea» (durata: 29' 01''), mentre la seconda puntata è dedicata a «Vigilanza epistemologica e pratica sociologica» (durata: 29' 38''), entrambe sono oggi consultabili su Youtube.


venerdì 30 aprile 2021

Bourdieu in Open Access

Risorse in rete. La produzione del sociologo francese Pierre Bourdieu (1930-2002) è molto vasta e non è limitata agli scritti accademici. Bourdieu, infatti, ha partecipato al dibattito pubblico francese e internazionale con diversi interventi, utilizzando tutti i canali di comunicazione a disposizione.
Oggi ci sono molti siti in Internet dedicati al lavoro e alla figura di Bourdieu. Tra questi una risorsa in rete che mi pare molto preziosa per accedere direttamente alla produzione di Bourdieu è il sito HyperBourdieu dove è possibili consultare molti documenti in open access. Il sito viene aggiornato frequentemente e presenta un sistema di navigazione principale che organizza la documentazione per periodi cronologici e molte pagine di approfondimento tematico. Per ora il sito non è ancora consultabile in italiano.
Un altro sito web rilevante per l’accesso alla produzione scientifica di Bourdieu è Pierre Bourdieu un hommage, in francese, che presenta una bibliografia ben organizzata e una serie di link a materiali disponibili in rete.
Tra i siti in italiano dedicati alla teoria sociologica di Bourdieu segnalo, infine, Ragioni Pratiche che rappresenta una rete di studiosi di diverse discipline che si interessano al metodo scientifico di Pierre Bourdieu, sottoponendolo a riflessione e applicandolo alle proprie ricerche.

giovedì 29 aprile 2021

La sociologia: uno sport da combattimento

Un documentario. Pierre Bourdieu ha conquistato un'ampia notorietà che ha travalicato ampiamente i confini dell'accademia e del dibattito scientifico. Si è, infatti, misurato da protagonista con il dibattito politico e culturale principalmente in Francia, ma non solo, convinto della funzione critica della sociologia e dell'opportunità del suo impiego per svelare le condizioni di dominio nelle società contemporanee. La rilevanza pubblica del pensiero di Bourdieu è stata così ampia che a lui è stato dedicato un film-documentario dal titolo La sociologie est un sport de combat di Pierre Carles (Disponibile in YouTube), pubblicato nel 2001, l'anno prima della sua scomparsa. Il film ha sicuramente contribuito a promuovere in un pubblico più vasto di quello accademico la figura di Pierre Bourdieu, del suo pensiero e della stessa sociologia come disciplina, soprattutto nel mondo francofono. Qui sotto un breve estratto con sottotitoli in italiano.

Il soggetto «donna»

Il femminile. La ricerca del soggetto concreto ha portato Alain Touraine a occuparsi del tema del femminile, non tanto con una prospettiva di denuncia della dominazione maschile, ma per dimostrare gli spazi di azione che le donne stanno creando e la volontà che esse hanno di costruire una soggettività femminile: «la sociologia delle donne e del femminismo non è un capitolo particolare della sociologia; è al centro di una sociologia ricostruita intorno alla nozione di soggetto» (Touraine A., Il pensiero altro, Roma, Armando, 2009, p. 145). A questo ha dedicato un libro che è stato tradotto in italiano da Il Saggiatore con il titolo Il mondo è delle donne (2000). Touraine evita di rappresentare le donne come vittime in quanto preferisce soffermarsi sull’affermazione di sé da parte delle donne. La coscienza di essere donna, secondo Touraine, non è diretta contro gli uomini né contro certi tipi di relazioni tra generi. Il definirsi come donne - secondo l'affermazione «io sono una donna» - rivela un affermazione di soggettività, rivolta verso se stessa, una volontà di essere attrici della propria esistenza, indipendentemente dal rapporto con l’alterità maschile. Si tratta di una resistenza del soggetto-donna non sociale. L’eredità dei movimenti collettivi femministi consente oggi una soggettività ripiegata su di sé. In sintesi Touraine sostiene: «non ci troviamo più nella società degli uomini; non entriamo in una società unisex o di pura uguaglianza tra uomini e donne; entriamo, siamo già entrati nella società delle donne. Gli uomini, è vero, detengono ancora il denaro, il potere e le armi, ma le donne hanno già preso la parola, e sono loro che hanno scoperto il significato dei cambiamenti in corso, che sono molto avanzati» (Il pensiero altro, p. 153). Per approfondire la tesi di Touraine sulla soggettivazione delle donne si rimanda alla lettura del saggio di Mariateresa Gammone dal titolo “Alain Touraine e la questione femminile” pubblicato nella rivista La Critica Sociologica (XLIV, 176, 2010 - disponibile in Biblioteca di Dipartimento).

Leggi l’intervista: «Touraine: è il momento delle donne» in La Stampa (24 luglio 2006).

mercoledì 28 aprile 2021

Un’introduzione alla sociologia di Touraine

Lettura. Alain Touraine ha sviluppato un lungo e articolato percorso di ricerca, scrivendo molto e affrontando diverse questioni di rilievo per la teoria sociale contemporanea. D’altra parte, nel tempo ha rielaborato, rivisto, precisato e rinnovato il suo paradigma sociologico e le sue interpretazioni del mondo contemporaneo, rendendo ancor più complessa la definizione sintetica del suo pensiero e della sua opera. Per questo motivo ritengo che sia utile come introduzione alla sociologia di Touraine il piccolo libro Sociologia (Milano, Jaca Book), pubblicato nel 1998. Si tratta di una presentazione sintetica di alcune idee chiave sulla disciplina (la concezione dell’azione sociale, il carattere storico della conoscenza sociologica, ecc.) e sul contemporaneo (la demodernizzazione, il postindustriale...); idee che sono state poi alla base del lavoro dei quasi vent’anni successivi di ricerca. Riporto sotto un’anteprima del libro.
Sul tema più specifico dei movimenti sociali, è utile invece la lettura di un vecchio, ma attuale, articolo di Paolo Ceri «Movimenti sociali: analitici e concreti. Sulla teoria di Alain Touraine», pubblicato sulla storica rivista Quaderni di Sociologia (n. 20, 1999, pp. 119-127) che, meritoriamente, ha reso disponibile in open access tutti i fascicoli pubblicati dal 1997 ad oggi.

martedì 27 aprile 2021

Touraine e l'islamofobia

Contro la tesi dello scontro tra civiltà. La globalizzazione, le relazioni tra culture e tra religioni sono argomenti ampiamente dibattuti nel corso degli ultimi decenni. In Europa, in particolare, si è molto dibattuto sul rapporto con le culture e le religioni extra-europee. Per tutto il decennio passato un ampio confronto pubblico ha riguardato le relazioni con il mondo islamico a partire da pregiudizi che associavano in un rapporto univoco e necessario l'islam al terrorismo internazionale e alle guerre di religione. Su questo dibattito che ha coinvolto il mondo della cultura, l'accademica e le istituzioni politiche, riprendiamo una breve intervista ad Alain Touraine sull'islamofobia realizzata da Cecilia Cacciotto su Euronews nell'estate del 2010 quando il sociologo francese era stato ascoltato dal Consiglio d'Europa come esperto sul tema.

lunedì 26 aprile 2021

Soli come attori in un teatro vuoto

Intervista. Riportiamo sotto l’intervista di Fabio Gambaro ad Alain Touraine pubblicata su Repubblica.it il 31 ottobre 2013, in occasione della pubblicazione del libro “La fin des sociétés” (2013) presentato all’Università di Milano-Bicocca (guarda qui una breve intervista in YouTube «Fine delle Società? L'età contemporanea secondo Alain Touraine»).

PARIGI - Da molti anni Alain Touraine si è imposto come uno dei più attenti e fini osservatori del divenire della nostra società. Di libro in libro, con paziente determinazione, il sociologo francese scruta e analizza i caratteri e le trasformazioni di un mondo che, da postindustriale, è ormai diventato "post-sociale". Un'evoluzione che è al centro anche del suo ultimo denso saggio, La fin des sociétés (Seuil, pag.657, euro 28), summa teorica di mezzo secolo di ricerche e analisi, nella quale spiega come il dominio del capitalismo finanziario abbia ormai rimesso in discussione e reso inservibili tutte le costruzioni sociali del passato. Di fronte a questa vera e propria "fine delle società", dove anche i movimenti sociali sembrano non avere più presa sul reale, per lo studioso, che ha da poco compiuto ottantotto anni, non resta che affidarsi alla resistenza etica, unica capace di ridare un senso al vivere e all'agire collettivo. [Continua a leggere]

domenica 25 aprile 2021

Touraine contro la guerra di civiltà

Intervista. Nel 2015 in occasione della presentazione del suo libro Nous, sujets humains (Seuil) – poi tradotto in italiano nel 2017 da Il Saggiatore Noi, soggetti umani – Alain Touraine è stato ospite a Milano negli studi di Radio Popolare dove è stato intervistato per la trasmissione «Memos». Il sociologo francese ha affrontato questioni che riguardano il terrorismo internazionale, Daesh, il rapporto con il mondo islamico, soffermandosi sulla necessità di tutelare i diritti, la dignità dei soggetti e la libertà contro il “totalitarismo culturale”, promuovendo l’universalismo.

Ascolta l’intervista a Radio Popolare (17 novembre 2015)

Dal sito dell’Editore è possibile accedere liberamente ad una serie di articoli apparsi in quotidiani nazionali che hanno ripreso e discusso il libro di Alain Touraine, Noi soggetti umani: accedi alla Rassegna stampa.

sabato 24 aprile 2021

I classici delle scienze sociali

Risorse in rete. Il sito canadese Les classiques des sciences sociales, curato dall'Università del Québec à Chicoutimi (UQAC), consente l'accesso a una biblioteca digitale specializzata sui libri classici per le scienze sociali. I libri e gli articoli disponibili possono essere liberamente consultati e scaricati. Nella vasta biblioteca digitale, a questa pagina si trovano quattro tra i più importanti libri di Alain Touraine in versione originale: Critique de la modernité, Le retour de l'acteur, Sociologie de l'action, e La voix et le regard. Dalla stessa pagina è possibile accedere a tre saggi ugualmente rilevanti per comprendere la prospettiva sociologica di Touraine: “Identité et modernité”, “Les écoles sociologiques” e “Théorie et pratique d'une sociologie de l'action”.

venerdì 23 aprile 2021

Touraine: «Contro la catastrofe»

Lectio magistralis. L’11 marzo 2020 è stata messa in rete liberamente in YouTube – con sottotitoli in italiano – la Lectio magistralis che Alain Touraine ha videoregistrato in occasione dell’inaugurazione del corso di laurea magistrale in Sociologia delle Reti, dell’informazione e dell’innovazione del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell'Università di Catania, dal titolo «Contro la catastrofe: l’Europa e gli attori sociali per cambiare il destino della Storia». Come scrivono gli organizzatori, la lezione «prende spunto da una riflessione sul tema della migrazione per poi addentrarsi nell’analisi di alcune tra le più interessanti tematiche di attualità della società contemporanea: l’emergenza climatica, i diritti umani, il ruolo dell’Europa, le migrazioni e il valore simbolico assunto dall’isola siciliana di Lampedusa agli occhi del mondo».

giovedì 22 aprile 2021

Touraine in difesa della modernità

Letture. Pubblicato in francese nell’autunno del 2018, Défense de la modernité (Paris: Seuil) è l’ultimo libro di Alain Touraine tradotto in italiano: In difesa della modernità (Milano: Raffaello Cortina Editore, 2019). Un nuovo tassello di quella riflessione sulla modernità e sui caratteri della contemporaneità che caratterizza l’intera opera di Touraine. Nonostante l’età – Touraine è classe 1925! – e nonostante questo libro segua una lunga catena di libri recenti che ragionano intorno allo stesso nucleo problematico, gli elementi di interesse non sono pochi. Per chi ha letto sistematicamente la produzione recente di Touraine non troverà certamente molti elementi di originalità, ma una certa coerenza nel discorso e specifici avanzamenti che concorrono all’interpretazione del mondo contemporaneo (consulta l’indice del libro). La parte prima del libro «Modernità è soggettivazione» è un’efficace sintesi della teoria della modernità dell’Autore, una risistematizzazione di molte delle elaborazioni che diffusamente ha presentato in altri testi: le tappe della modernità, la soggettivazione, il soggetto umano e il ruolo dei movimenti sociali. Nella seconda parte «La società ipermoderna» si definisce l’orizzonte di trasformazione del mondo contemporaneo, ancora – secondo Touraine – entro i confini della modernità. Alla transizione è dedicata la terza parte del libro «Dalla società industriale alla società ipermoderna» la parte cruciale del testo che torna sul problema del superamento della società industriale, annunciato già cinquant’anni fa e seguito con costanza nei decenni, e sui caratteri che questo processo assume, andando a definire nell’interpretazione di oggi una «società ipermoderna». Sappiamo che Touraine non ha intenzione di fermarsi qui, come ha annunciato già sul suo blog, e che ha già in cantiere una riflessione complementare. Di sicuro la fatica di leggere e studiare le trecento pagine del nuovo libro restituisce una visione profonda, di lungo periodo dei processi che sono all’origine dei caratteri specifici della contemporaneità. Una bussola per chi si interessa di teoria sociale, ma anche per orientarsi nell’interpretazione del flusso frenetico di informazioni che affolla la nostra quotidianità.

Un’ampia e interessante collezione di articoli e recensioni si può consultare e scaricare nella pagina del sito dell’editore italiano Raffaello Cortina: Rassegna stampa. Buona lettura!

mercoledì 21 aprile 2021

Un videoclip su Marcuse

Video. L’analisi del dominio e l’orientamento decisamente anti-autoritario rende Marcuse uno degli autori più influenti sui movimenti di contestazione di fine anni Sessanta. Dopo «Ragione e rivoluzione» (1941, ripubblicato da Il Mulino nell'autunno del 2020), risultano particolarmente influenti le opere «Eros e Civiltà» (1955) e «L’uomo a una dimensione» (1964). Riablitata la portata emancipativa della dialettica di Hegel nel saggio del 1941, il lavoro del ’55, dedicato alla psicoanalisi di Sigmund Freud si focalizza sulla critica delle forme della repressione che il capitalismo impone nella società industriale avanzata, basate sul principio di prestazione. La riflessione apre, poi, la ricerca sulle alternative possibili per un rapporto autentico con il mondo e con se stessi in grado di consentire la libera realizzazione dell’umano, superato il problema della mera riproduzione materiale delle società. Questa riflessione si rinnova nel testo del ’64, dedicato alla critica dell’ideologia della società industriale avanzata, dove la “negazione determinata” del dominio capitalistico viene individuata nei soggetti meno integrati nel sistema sociale – tra questi certamente gli studenti universitari – nel rifiuto del mito di Prometeo, per abbracciare lo spirito di riconciliazione con se stessi e la natura, espresso dai miti di Narciso ed Orfeo.

Guarda la scheda video sulla biografia di Herbert Marcuse di ovovideo.com: VIDEO

martedì 20 aprile 2021

La sociologia critica e i semi della contestazione giovanile in USA

Manifesto per una generazione. I giovani statunitensi degli anni Cinquanta, segnati dal maccartismo, furono etichettati come una “generazione silenziosa” (The Silent Generation o anche Silent Fifties), cioè integrata nell’ordine sociale e assente nell’arena pubblica del dibattito politico. Nel decennio successivo, la generazione degli anni Sessanta costruì la propria identità in contraddizione a questa rappresentazione, passando “dal silenzio all’attivismo”. L’inquietudine giovanile, ovviamente, era già presente negli anni Cinquanta, ma è solo con il volgere del decennio che queste forze emergenti furono incanalate verso l’arena pubblica attraverso la mobilitazione collettiva di massa. A tal fine contribuirono significativamente alcuni dei sociologi della tradizione “radical” statunitense (T. Veblen, R. Lynd, H. Marrell Lynd, D. Riesman, ecc.). In primo luogo Charles Wright Mills che scrisse la Letter to the New Left in occasione della pubblicazione nel 1960 del libro-manifesto della New Left, Out of Apathy. Voices on the New Left Thirty Years On a cura dell’Oxford University Socialist Discussion Group. Lo scritto di Wright Mills ebbe una rilevanza cruciale per la formazione del movimento studentesco statunitense, in particolare per l’organizzazione della Students for a Democratic Society (SDS) che vide nel sociologo uno degli intellettuali-guida, come hanno testimoniato i protagonisti di quella fase storica. Gli influssi della sua riflessione si ritrovano direttamente nel Port Huron Statement di SDS del 1962 che fu il manifesto della generazione che arrivò alle contestazioni del ‘68. In secondo luogo Herbert Marcuse che, prima con il libro Eros e civiltà del 1955 e poi soprattutto con L’uomo a una dimensione del 1964, rappresentò un riferimento intellettuale centrale per la contestazione giovanile, tanto più che dal 1965 si trovò ad insegnare all’Università di San Diego in California, nel cuore delle mobilitazioni studentesche.

lunedì 19 aprile 2021

Incontro con Herbert Marcuse

Filmato storico. Il pensiero di Herbert Marcuse ha avuto una forte influenza sui movimenti di contestazione giovanili di fine anni Sessanta. Si trattava di un intellettuale molto noto in USA e in Europa, tanto che la televisione italiana realizzò un servizio televisivo per approfondire il suo pensiero in una rubrica del telegiornale. Lo vediamo nel video di Youtube riportato sotto. Il 31 maggio 1968, infatti, la rubrica di approfondimento del Telegiornale propose l'intervista a Marcuse, considerato leader intellettuale dai giovani della contestazione studentesca: contro l'autoritarismo, contro la società dei consumi, contro la natura repressiva del capitalismo. Il movimento studentesco - dice il giornalista - aveva tre riferimenti intellettuali Ma.Ma.Ma.: Karl Marx con il “Il Capitale” del 1867, Mao Tse Tung con il “Libretto Rosso” del 1966 e Herbert Marcuse con “L’uomo a una dimensione” del 1964. L'intervista è contenuta in “Incontri del Telegiornale” ed è realizzata dal giornalista Gastone Favero (per sapere di più).

sabato 17 aprile 2021

«Sociologia e teoria critica della società» di L. Gallino

Lettura.
 Vi propongo un saggio di Luciano Gallino sul rapporto tra la sociologia e la teoria critica della società, pubblicato nella rivista Quaderni di Sociologia (n. 29, 2002, 73-90). L’articolo Sociologia e teoria critica della società è la prolusione tenuta al Convegno di studi «Il sogno di cambiare la vita. Modelli sociali, educativi e artistici dal cuore del ’68» organizzato dalla Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Torino, Torino, 27-28 novembre 2002. Luciano Gallino è tra i più influenti studiosi nella formazione della sociologia italiana, autore – tra l’altro – del Dizionario di sociologia (UTET, ultima riedizione 2014), indispensabile strumento di studio e di lavoro.

Nel 1967 venne pubblicata la versione italiana dell’Uomo a una dimensione. L’ideologia della società industriale avanzata di Herbert Marcuse, apparso negli Stati Uniti tre anni prima1. Si trattava di una sintesi tarda dei temi che per oltre quarant’anni, sin dalla fondazione dell’Institut fuer Sozialforschung, festeggiata nel giugno 1924 nell’aula magna dell’Università di Francoforte, avevano caratterizzato l’attività della cerchia di studiosi in esso e attorno ad esso raccolti, nonostante il periplo tra due continenti cui li aveva costretti il nazismo. Erano temi quali la denuncia del carattere totalitario della società capitalistica; la interiorizzazione della repressione nella personalità dei suoi membri; la famiglia come istituzione nella quale genitori e figli vengono educati e si auto-educano a subire passivamente, quanto ad esercitare brutalmente, l’autorità nella vita sociale; la connessione intrinseca tra la razionalità tecnologica e la logica del dominio; il venir meno della possibilità che emerga un soggetto collettivo capace di far muovere la società costituita verso un’alternativa storica.

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mercoledì 14 aprile 2021

Teoria critica della società

Scuola di Francoforte. Negli anni '30  in Germania un gruppo di intellettuali si forma presso l’Istituto per la ricerca sociale di Francoforte. L'ascesa del nazismo al potere, però, costringe all'esilio dei principali esponenti dell'Istituto verso gli USA: Max Horkheimer (1895-1973), Theodor W. Adorno (1903-1969) e Herber Marcuse (1898-1979). Ispirati dal pensiero di Hegel, Marx e Freud, sviluppano un programma critica che avrà influenza su tutta la teoria sociale del Novecento. Tra i principali ambiti di ricerca di questa scuola ricordiamo, per esempio, gli studi sull'autorità, l'analisi critica dell'industria culturale e del dominio culturale, il carattere totalitario della società industriale avanzata. Per un approfondimento su come il pensiero della Scuola è stato recepito in Italia nella seconda metà del Novecento, vi segnalo l’articolo di Giovanni Battista Clemente disponibile in rete: «La Scuola di Francoforte in Italia (1954-1999)». Tra le pubblicazioni più recenti che tornano sugli sviluppi attuali della Teoria critica della società e sull’eredità della Scuola di Francoforte, vi segnalo il libro di Giorgio Fazio, Ritorno a Francoforte. Le avventure della nuova teoria critica (Castelvecchi, 2020; dal link alla pagina dell’editore sono scaricabili alcune recensioni apparse in quotidiani nazionali).

Una riflessione di Simmel sul lavoro

Letture. Nel 1899 Simmel pubblica un saggio sul “lavoro” dal titolo Zur Philosophie der Arbeit («Filosofia del lavoro») nella rivista Neue Deutsche Rundschau  (X, vol. I, fas. 5, pp. 449-463). Questo stesso testo, l’anno dopo, viene rielaborato e integrato nel libro Philosophie des Geldes («Filosofia del denaro») confluendo nella terza sezione del quinto capitolo. La maggiore circolazione del libro rispetto all’articolo del 1899 ha diluito la riflessione di Simmel sul lavoro nella più generale testi sul valore socio-culturale del denaro nella cultura moderna. La riscoperta dell'opera di Simmel che è cominciata dai primi anni Ottanta del Novecento, però, sta riportando alla luce anche tutte le opere "minori" e così qualche mese fa è stata pubblicata la traduzione in italiano dell’articolo del 1899 Filosofia del lavoro (Mimesis, 2021) a cura di Francesco Valagussa che firma anche un saggio critico introduttivo. Valagrussa mette l’accento sulla centralità dei valori nel discorso di Simmel, per poi enfatizzare la critica della moneta-lavoro nell’ideale socialista, puntando su tre argomentazioni desunte dall’articolo di Simmel: a) la necessità di un "sano" materialismo storico; b) la distinzione del valore del lavoro intellettuale da quello fisico-materiale; c) la misurazione del lavoro sulla base dell’utilità del suo risultato invece che sulla base della sua quantità. Uno spunto teorico interessante per gli studiosi del lavoro. Un bel estratto del libro è disponibile nella rivista «Scenari»: Il lavoro secondo Simmel (5 marzo 2021).

martedì 13 aprile 2021

L’animale dialettico

Letture. Dopo il successo avuto dai teorici di Francoforte nei decenni Sessanta e Settanta, si è registrato un ripido declino della teoria critica, sopravanzata dal successo di correnti filosofiche e sociologiche di altra natura, variamente riconducibili al postmodernismo che vedremo più avanti nel corso. Negli ultimi anni, tuttavia, c’è un lavoro di “riscoperta” e di attualizzazione della teoria critica della società, proprio in contrapposizione al «disincanto e alla disgregazione delle derive postmoderne», come dicono i due autori del nostro Nostalgie francofortesi (Mimesis, 2013) di Francesco Giacomantonio, Ruggero DAlessandro. Per approfondire, consiglio in generale la lettura dell’articolo di Mauro Maurizi, L’animale dialettico: la critica del domino nella Scuola di Francoforte (leparoleelecose.it, 14 dicembre 2012). Mentre sotto un breve discorso di Theodor Adorno sul “freddo” che caratterizza i rapporti tra gli uomini nelle società capitalistiche.

venerdì 9 aprile 2021

Turnaturi presenta la vita nelle metropoli secondo Simmel

Risorse. Tra le opere più lette e più influenti della produzione di Georg Simmel c’è il breve saggio sulla vita nelle metropoli. In italiano il saggio compare per la prima volta nel 1963, tradotto dall’inglese, con il titolo «Metropoli e personalità» nell’antologia curata da Charles Wright Mills Immagini dell’uomo. La tradizione classica della sociologia (Edizioni di Comunità). Successivamente, nel 1975, viene riproposto con il titolo «La metropoli e la vita mentale» in un’altra antologia, curata questa volta da Alberto Izzo, dal titolo Storia del pensiero sociologico. I classici (il Mulino). Più di recente, nel 1995, è uscita una nuova edizione – anche a riprova del continuo interesse per questo scritto – in un volume autonomo, nella collana «Classici di sociologia» di Armando Editore, dal titolo La metropoli e la vita dello spirito a cura di Paolo Jedlowski. Proprio questo volume di recente è stato al centro di una bella rilettura da parte di Gabriella Turnaturi – esperta, competente e appassionata, del pensiero di Simmel – nell’edizione 2017 del Festiva di Filosofia a Carpi che lo ha definito «testo gioiello». Consiglio di guardare la registrazione della lezione, disponibile qui: Gabriella Turnaturi: Le metropoli e la vita dello spirito di Georg Simmel (streaming video, durata: 57’38’’), buona visione!

giovedì 1 aprile 2021

Indagini sulle forme della sociazione

Letture. Nel 2018 – l’anno del centenario della morte di Georg Simmel –  l’editore Meltemi ha riproposto una nuova edizione del libro Sociologia, curata da Massimiliano Guareschi e Federico Rahola che firmano anche un utile saggio introduttivo. Il libro, uscito originariamente nel 1908 con il titolo Soziologie. Untersuchungen über die Formen der Vergesellschaftung (Berlin, Dunker & Humblot), era già stato proposto in italiano nel 1989, nell’edizione ormai fuori commercio di Edizioni di Comunità, con un’introduzione, ancor oggi indispensabile, di Alessandro Cavalli (qui è consultabile l’indice). Il voluminoso libro – quasi mille pagine! – offre le coordinate metodologiche di base della sociologia di Simmel: le forme della “sociazione” e dell’interazione sociale. Dall’indice si coglie subito che l’autore si muove attraverso un campionario di temi e problemi, (alcuni dei quali sono «nuovi oggetti analitici» per la nascente sociologia), dal quale emerge la sua singolare proposta di “sociologia”. L’uscita della nuova edizione del 2018 ha portato l'attenzione su Simmel anche oltre la ristretta cerchia degli studiosi accademici, come testimoniano alcuni articoli apparsi su quotidiani nazionali che si possono leggere rapidamente in rete: Alessandra Peluso  «Sul conflitto. Cultura e reciprocità in Simmel» (affaritaliani.it, 11.12.2018); Davide D’Alessandro, «Georg Simmel, geniale ‘Zeitdiagnostiker’» (ilfoglio.it, 29.11.2018); Simone Paliaga «Da Simmel a Michels. Così lo straniero interroga noi stessi» (Avvenire, 22.7.2018); Maurizio Ricciardi «Regole del buon conflitto» (Il Manifesto, 30.3.2018). A questi testi che propongono linee di interpretazione sull’attualità del pensiero di Simmel, si aggiunga anche una rilettura disciplinare, di un paio d’anni fa, a firma di Anna Rita Calabrò sulla rivista «Cambio» (VI, 12, 2016) nella sezione (Re)Reading the Classics.

martedì 30 marzo 2021

Tra i primi scritti di Simmel in italiano

Letture. Il pensiero di Georg Simmel suscitò un grande interesse di pubblico anche oltre la sua Berlino e al dibattito tedesco intorno alla sociologia. Simmel fu certamente il sociologo tedesco più noto del suo tempo. Fu molto apprezzato in Francia, soprattutto grazie alla mediazione di Célestin Bouglé, tanto da comparire già sul primo numero della rivista durkheimiana L’Année Sociologique nel 1898. Anche dall’altra parte dell’Atlantico, in USA, l’interesse per l’opera simmeliana fu subito vivo, grazie alle traduzioni di Albion W. Small e ai lavori di Robert E. Park (che trascorse un periodo di studi a Berlino), esponenti di spicco della Scuola di Chicago. Nel 1908 dall’USA arrivarono a Simmel ben due proposte di insegnamento – dalla Northwestern di Chicago e dalla Western Reserve di Cleveland – entrambe rifiutate. Nello stesso periodo in Italia ritroviamo le tracce di una precoce attenzione al pensiero di Simmel nell’importante rivista «La Riforma sociale» (Torino, 1894-1935) diretta da Francesco S. Nitti e Luigi Roux, oggi consultabile e scaricabile attraverso l’archivio digitale Byterfly, (La Riforma sociale. Rassegna di scienze sociali e politiche) grazie alla Fondazione Luigi Einaudi. Sfogliando l’annata 1899, nel volume 9, si può infatti leggere la traduzione in italiano di un breve, ma rilevante saggio di Simmel dal titolo «Il problema della sociologia» (PDF estratto) che, qualche anno fa, è stato ancora una volta riproposto in un nuovo volume – che porta lo stesso titolo – a cura di L. Martignani D. Ruggieri (Mimesis edizioni, 2014).

lunedì 29 marzo 2021

Da Weber a Simmel e ritorno

Lezione. Con la lezione di venerdì scorso abbiamo chiuso il discorso sulla sociologia di Max Weber per poi passare oggi all’opera di Georg Simmel, partendo – come al solito – dalla vicenda biografia, passando poi al contesto sociale e intellettuale, per poi guardare il contenuto di alcune opere-chiave per penetrare il pensiero dell’Autore. Per assecondare questo passaggio può essere interessante leggere un testo di Max Weber focalizzato sul pensiero del Simmel, il cui oggetto è chiaramente indicato dal titolo «Georg Simmel come sociologo e teorico dell’economia monetaria» (articolo accessibile con le credenziali studenti unina). Il testo fa riferimento ad un manoscritto, probabilmente del 1908, che è stato pubblicato per la prima volta – tradotto in inglese da D.N. Levine – nella rivista «Social Research» nel 1972 (LIX, pp. 158-163). La traduzione italiana, di Monika Schor revisionata da Francesco Villa, è stata pubblicata nel 1998 nella rivista «Studi di Sociologia» (36, 2, pp. 99-105). Si tratta di una breve lettura utile per farsi un’idea preliminare del rapporto tra i due su aspetti della vita economica che interessavano entrambi.

domenica 21 marzo 2021

Weber: in occasione del centenario della morte 1920-2020

Risorse. Nel 2020 è stato celebrato il centenario della morte di Max Weber, portato via dalla grande pandemia dell’influenza spagnola (1918-1920) il 14 giugno del 1920, a Monaco di Baviera. Ironia della storia il centenario è caduto nel pieno dell’attuale pandemia di Covid-19 che tante analogia ha con la “Spagnola”... il centenario, tuttavia, è stato l’occasione su scala mondiale per fermarsi a riflettere più direttamente sull’opera di Weber e sulla sua influenza sulle scienze sociali moderne e contemporanee. Nei cento anni passati lo studio di e con Weber non si mai affievolito, coinvolgendo sociologi, ma anche scienziati politici, filosofi, giuristi, economisti e storici in una ricerca con sempre nuovi tratti di originalità e pregnanza per la comprensione del mondo che ci circonda. Anche per la sociologia italiana l’occasione è stata celebrata con eventi e pubblicazioni che hanno rinnovato la riflessione teorica, rispolverato questioni dimenticate, illuminato i temi fondamentali e anche scoperto nuove ed inedite prospettive. Tra le tante nuove risorse consultabili in rete, suggerisco di consultare i materiali multimediali prodotti dall’Associazione Italiana di Sociologia (AIS) in occasione del convegno «Ripensare la società nelle emergenze e nelle trasformazioni globali - Con Max Weber, 100 anni dopo (1920-2020)»: la pagina web del convegno contiene una sintetica rassegna stampa, i link alla registrazione delle numerose sessioni live trasmesse su YouTube, tutti i micro-video preparati dai partecipanti al convegno, e i contributi selezionati dalle riviste scientifiche sociologiche italiane. Inoltre, con particolare riferimento al rapporto tra società e politica in Weber, vi segnalo due recenti libri in open access: Max Weber: politica e società, a cura di Domenico Fruncillo e Lorenzo Viviani (FrancoAngeli, 2021); e Max Weber. Teorie sociologiche e politiche, a cura di Antonio Costabile e Massimo Pendenza (FrancoAngeli, 2021). Segnalo, infine, l’articolo brillante di Francesco Bellusci «Max Weber: la porta girevole della ragione occidentale» pubblicato proprio il 14 giugno 2020 sulla rivista online Doppiozero.

sabato 20 marzo 2021

Tassi di suicidio in Italia

Dati. Studiando Durkheim, non si può che andare a guardare qualche statistica sui tassi di suicidio. Le statistiche ufficiali sui tassi di mortalità in Italia sono diffuse dall’Istat e consultabili principalmente attraverso la piattaforma i.stat, nella sezione navigabile «Suicidi - popolazione di 15 anni e oltre» e per le serie storiche la banca dati scaricabile «Suicidi e tentativi di suicidio serie interrotte 1985-2008»(File .zip). Nel marzo 2019, l’Istat ha pubblicato in rete un volume molto interessante frutto di una collaborazione interistituzionale, dal titolo esplicito «Atlante italiano delle disuguaglianze di mortalità per livello di istruzione», molto ricco di utili informazioni in merito alle disuguaglianze di salute su scala territoriale che tiene conto anche dei divari di istruzione. Notoriamente, per relazioni spurie, più alti livelli di istruzione sono generalmente correlati con valori più alti di aspettativa di vita. Tra le diverse informazioni che il rapporto contiene ci sono anche dati sulla distribuzione territoriale dei suicidi (scarica estratto PDF) da cui si osserva che in merito al rischio di «suicidio e autolesioni intenzionali», nella fascia d’età 30-89 anni, per le donne si concentra esclusivamente al Centro-Nord, con eccessi soprattutto nelle province nord-occidentali e nord-orientali, oltre che in quelle dell’Appennino umbro-marchigiano, mentre per gli uomini si osservano concentrazioni territoriali anche in alcune province emiliane e toscane (Ferrara, Bologna, Siena) e in Sardegna. Il basso titolo di studio è un fattore di aggravamento del rischio per gli uomini (in misura maggiore al 15%), mentre per le donne si osserva un’elevata eterogeneità, legata all’alta variabilità casuale dei suicidi e degli atti di autolesionismo.
Ulteriori informazioni interessanti sono consultabili nella pagina dell’Istituto Superiore di Sanità «L'epidemiologia per la sanità pubblica» (epicentro). Nella sezione «Salute mentale» è consultabile una pagina dedicata a «Il fenomeno suicidario in Italia. Aspetti epidemiologici e fattori di rischio» con indicazioni anche a fonti informative internazionali e un interessante aggiornamento relativo a «Rischio suicidiario e pandemia di COVID-19». Tornando alla teoria sociologica, per approfondire la ricerca di Durkheim sul suicidio e ripercorre la letteratura scientifica successiva più interessante, suggerisco in italiano due letture fondamentali: 1) nella traduzione italiana de Il Suicidio (BRU Rizzoli, 2014) il saggio introduttivo di Roberto Guiducci «L’interpretazione del suicidio da Durkheim a oggi» e quello della traduttrice Rosantonietta Scramaglia «Analisi degli studi successivi a Durkheim»; 2) e il libro di Marzio Barbagli, Congedarsi dal mondo. Il Suicidio in Occidente e in Oriente (il Mulino, 2010).

giovedì 18 marzo 2021

Teorie concorrenti alla scuola durkheimiana

Approfondimento. Il lavoro di Émile Durkheim finalizzato al riconoscimento scientifico della sociologia e alla sua istituzionalizzazione come disciplina accademica si realizza non soltanto in un confronto sulle linee di confine con altre discipline – la psicologia, l’economia politica, la storia, la filosofia... – ma anche in concorrenza con altri approcci sociologici alternativi. Tra la fine degli anni ’80 dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento, nel dibattito sociologico francese Durkheim si confronta e polemizza con almeno altre due autorevoli posizioni alternative, riconducibili a Gabriel Tarde (1843-1904) e a René Worms (1969-1926). Il primo – Gabriel Tarde – titolare della cattedra di Filosofia moderna al prestigioso Collège de France di Parigi, è il principale rappresentante di un approccio sociologico microfondato, orientato alla spiegazione dei fatti sociali a partire da aspetti psicologico-individuali, presentando una serie di studi sull’imitazione e l’innovazione, con ambiti di applicazione anche nella psicologia sociale e nella criminologia. Il secondo – René Worms – grande organizzatore e fondatore di importanti istituzioni disciplinari – la Société de Sociologie di Parigi, la Société Internationale de Sociologie e a Revue Internationale de Sociologie – è l’esponente più noto di un approccio organicistico ed evoluzionista allo studio delle società. Per approfondire può essere utile una lettura di un vecchio fascicolo monografico della rivista Revue française de sociologie (1981, 22-3) dal titolo «Sociologies françaises au tournant du siècle. Les concurrents du groupe durkheimien» dedicato appunto – come esplicita il titolo – alle "sociologie" concorrenti a quella del gruppo durkheimiano nel periodo a cavallo tra Ottocento e Novecento. Si possono consultare in particolare due articoli: «René Worms, l’organicisme et l’organisation de la sociologie» (di Roger L. Geiger) e «Histoire de psychologies sociales perdues. Le cas de Gabriel Tarde» (di Ian Lubek).

domenica 7 marzo 2021

Non c’è Marx senza Engels

Note. Vita e pensiero di Karl Marx sono strettamente intrecciati con quelli di Friedrich Engels, al punto da non poter parlare di uno di loro senza far riferimento all’altro. I due sono legati da un’amicizia profonda e da reciproca stima. Condividono una forte passione per lo studio e per l’azione politica, ma Engels esprime un’inclinazione all’azione molto più pronunciata dello stesso Marx, desideroso invece di approfondire il suo pensiero e di scrivere. I due, insieme, sono una coppia straordinaria sia sul piano dell’elaborazione teorica, sia su quello dell’azione politica militante, anche se Engels sceglie di essere il primo marxista della storia, contribuendo a definire una rappresentazione di se stesso all’ombra di Marx. Per questo motivo nella manualistica sociologia la figura di Engels è posta in secondo piano rispetto a quella di Marx, anche se c'è unanime riconoscimento del valore sociologico della sua opera, in particolare  il suo famoso libro del 1845 La situazione della classe operaia in Inghilterra (formato PDF, Editori Riuniti, Roma, 1978). Questo libro è stato di recente (marzo 2021) ripubblicato in italiano da Feltrinelli a cura di due importanti studiosi – Enrico Donaggio e Peter Kammerer – e stato molto ben recensito e attualizzato da un articolo di Donatello Santarone «Engels, inchiesta sociologica sullo sfruttamento» (Il Manifesto, 4 marzo 2021). Per un racconto divulgativo sulla figura di Friedrich Engels (1820-1895) può essere utile e piacevole ascoltare la puntata condotta da Errico Buonanno di Wikiradio (Radio Rai) del 28 novembre 2014: Friedrich Engels - Wikiradio (formato Mp3, durata 30 minuti).