lunedì 15 luglio 2013

I valori dello sport nella società moderna. Il caso Felix Baumgartner

Un altro lavoro che ho seguito come tutor e che sarà presentato nella prossima seduta di laurea per il corso triennale in Sociologia è quello del laureando Gianmarco Della Ragione dal titolo "I valori dello sport nella società moderna. Il caso Felix Baumgartner". L'autore di seguito ci propone una breve presentazione dell'oggetto di studio e della struttura della relazione finale.


I valori dello sport nella società moderna.
Il caso Felix Baumgartner


 Il lavoro si propone di analizzare le dinamiche che caratterizzano il rapporto tra lo sport e la società moderna, soffermandosi in maniera particolare su alcuni concetti di base, come il record, di cui gli atleti sono alla continua ricerca, e il principio di prestazione, che Allen Guttman, nel testo "Dal rituale al record" (1978), definisce come un elemento comune a tutti gli atleti moderni, data la loro insaziabile voglia di fornire performance di una qualità tale da poter essere ricordate nel tempo. Queste premesse teoriche sono alla base dell’analisi degli sport estremi, tema centrale di questo studio in quanto, meglio di qualunque altra categoria agonistica, rappresenta la sfrenata ricerca del superamento delle proprie capacità fisiche e psicologiche.
 Contrariamente a come si pensa nel senso comune, a praticare uno sport estremo non sono pochi esaltati, ma diverse migliaia di appassionati, segno che è un fenomeno di massa in rapida e continua espansione e, quindi, da tenere in considerazione molto attentamente. Le discipline estreme sono numerose e molto diverse tra loro: dal bungee jumping al canyoning, passando per il paracadutismo estremo, ognuna di esse possiede una propria inconfondibile peculiarità. Tuttavia, c’è un elemento comune a qualunque sport definito “estremo”: è il rischio, che in alcuni casi è talmente elevato da poter mettere in serio pericolo l’incolumità dell’atleta, in caso di una sola e semplice manovra errata. Secondo Ferrero Camoletto (2005), ciò che spinge gli atleti a cimentarsi con un rischio così elevato è il risultato della combinazione di una serie di fattori, come il grande coraggio e la volontà di dimostrare qualcosa di eccezionale agli altri, col fine ultimo di fornire una performance degna di nota. 
 Un altro tema principale affrontato è quello del rapporto tra lo sport e la tecnologia. Mentre abbiamo sport (soprattutto quelli di squadra) che sono regolamentati per garantire a tutti la parità sul piano tecnologico, ci sono anche degli sport che si basano proprio sulla diversa abilità ad utilizzare la tecnologia di cui si può disporre: è il caso della Formula Uno, in cui l’abilità del pilota è sicuramente necessaria per guidare la vettura con successo, ma ancora più importante è saper sfruttare a proprio vantaggio le attrezzature tecnologiche, le quali ricoprono così un ruolo di assoluta centralità. Il caso emblematico studiato, in quanto rappresenta un ibrido tra questi due modi di concepire lo sport, è quello di Oscar Pistorius, velocista sudafricano che al posto delle gambe utilizza due protesi in fibra di carbonio e che nel 2012 ha partecipato alle Olimpiadi, pur essendo stato scientificamente dimostrato che il carbonio, essendo notevolmente resistente e leggero allo stesso tempo, garantisce all’atleta delle agevolazioni e dei vantaggi oggettivi in termini di prestazione, andando così ad incidere sulla credibilità della performance sportiva. Proprio in riferimento al caso Pistorius, per la prima volta nel 2012 l’ex atleta olimpionico Livio Berruti ha introdotto il concetto di “doping tecnologico”, a causa del quale si influenzerebbe notevolmente, appunto, il risultato dell’atleta.
 Vivere lo sport nella società moderna, tuttavia, non significa soltanto dimostrare le proprie abilità in una determinata disciplina, ma anche saper interiorizzare e trasmettere una serie di valori cardine. Tra i numerosi approcci sullo studio dei valori mostrati pubblicamente dagli atleti, viene utilizzato quello di Susan Birrell, sociologa statunitense di stampo goffmaniano e durkheimiano, la quale, nel suo saggio "Sport as ritual: interpretations from Durkheim to Goffman" (1981), sostiene che i valori fondamentali che un atleta deve dimostrare di possedere nelle manifestazioni sportive moderne, finalizzato a riaffermare la validità delle qualità morali che l’individuo possiede, sono il coraggio, la costanza, l’integrità e la compostezza. La vera importanza del lavoro della Birrell sta nell’aver elaborato un modello con cui è possibile comprendere gli elementi valoriali sottostanti all’essere atleta oggi: si tratta di uno strumento concettuale ed analitico indispensabile per affrontare in modo ideale lo studio dei valori tipici dello sport moderno.
 Partendo dalle premesse teoriche birrelliane, il caso preso in esame è quello di Felix Baumgartner, paracadutista austriaco protagonista della missione “Red Bull Stratos” (così chiamata perché finanziata dalla multinazionale Red Bull, il cui slogan, non a caso, è “Red Bull ti mette le ali”, e perché ha avuto inizio nella stratosfera, uno degli strati in cui è convenzionalmente divisa l’atmosfera terrestre) nell’ottobre del 2012. Attraverso una raccolta di tipo documentario realizzata grazie agli archivi de “La Gazzetta dello Sport”, viene descritto il modo in cui è stata portata al termine con successo e l’impatto mediatico che ha suscitato questa missione, che consisteva nel lancio dell’atleta dalla stratosfera (raggiunta tramite un pallone aerostatico pieno di elio collegato ad una capsula spaziale di 3,3 metri per 2,4), col fine di raggiungere il record del salto più alto in caduta libera: Baumgartner si è gettato da oltre 39 chilometri di altezza, infrangendo la barriera del suono a oltre 1.100 chilometri orari e raggiungendo in volo una velocità di 1.342 km/h pari a mach 1,24 (mach 1 è la velocità del suono). Il paracadutista austriaco, durante la sua ascesa verso la stratosfera, ha persino scherzato con Joe Kittinger, il colonnello americano che nel 1960 si lanciò da 31 chilometri di altezza. L’obiettivo principe di quest’impresa che era stato fissato era di tipo scientifico: ricavare informazioni utili per la costruzione di tute spaziali e per l’elaborazione di tecniche che potrebbero aiutare gli astronauti in caso di incidenti. 
 L’associazione della propria immagine ad un evento basato su una così intensa esperienza del record è stato dettato dal forte interesse economico che la missione inevitabilmente comportava. Ci sono diversi studi a riguardo, ma non si tratta di un tema centrale di questo lavoro, il quale si serve di Felix Baumgartner, di cui tutto il mondo ha saputo apprezzare il coraggio, la tenacia, la costanza nell’allenamento e l’incoscienza, come caso ideale di validazione del modello analitico di Susan Birrell: un vero e proprio prototipo dello sportivo moderno.
Bibliografia citata
Birrell S. (1981), "Sport as ritual: interpretations from Durkheim to Goffman", in Social Forces, Vol. 60, No. 2, Special Issue, pp. 354-376.
Ferrero Camoletto R. (2005), Oltre il limite. Il corpo tra sport estremi e fitness, Il Mulino, Bologna.
Guttmann A. (1994), Dal rituale al record. La natura degli sport moderni, ESI, Napoli.

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